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Quando la “R” non arriva: i consigli della logopedista

Quando la “R” non arriva: i consigli della logopedista

“Il mio bambino non sa dire la “R”. Cosa posso fare?” è una delle richieste più frequenti che i genitori rivolgono alla Dr.ssa Francesca Brignoli, logopedista del Centro Geode.

Intorno ai 4-5 anni, nel linguaggio dei bambini, si inizia a fare attenzione alla R. Alcuni di loro, infatti, hanno difficoltà a pronunciarla correttamente: ma quando è il caso di preoccuparsi? C’è qualcosa che possiamo fare per favorirne la comparsa?

Ecco i consigli di Francesca Brignoli: come intervenire e quando è meglio rivolgersi a un logopedista.

“Un verde ramarro correva al ruscello” oppure “Tigre contro tigre”.
Alzi la mano chi non è mai stato invitato a pronunciare uno dei classici scioglilingua che tradizionalmente vengono proposti per verificare l’abilità di produrre la lettera R: uno dei fonemi più particolari e, anche secondo la nostra logopedista, difficili da eseguire nella lingua italiana. Ma anche uno dei più presenti nelle parole del nostro vocabolario.

Intorno ai 4 anni si stima che il 20% circa dei bambini non la sappia ancora dire.
C’è qualcosa che possiamo fare per favorirne la comparsa?

Per prima cosa osserviamo noi stessi: come pronunciamo la erre?

Da manuale di fonetica la R è un fonema vibrante alveolare sonoro, ciò significa che viene prodotta con la punta della lingua posizionata dietro gli incisivi superiori, in una posizione tonica ma nello stesso tempo elastica, tale per cui il flusso d’aria proveniente dai polmoni possa mettere la lingua in vibrazione.
Sì, avete capito bene! La lingua non ha al suo interno un motorino che vibra. È l’aria che la fa muovere passando, mentre le corde vocali stanno producendo la voce e quindi anch’esse vibrano. Il resto della lingua va ben contenuta dentro l’arcata dentale superiore in modo che non ci siano sfiati laterali e tutta l’aria possa essere convogliata, attraverso un canale centrale, verso la punta. Facile, no?
Per la maggior parte dei bambini produrre la R è naturale e già un buon 50% è in grado di
farla vibrare naturalmente entro i 3 anni. Alcuni bambini – continua la logopedista Francesca Brignoli – per quest’età avranno già adottato spontaneamente una R con vibrazione posteriore, la cosiddetta R moscia o R francese; in questo caso non è la punta della lingua a vibrare ma è una porzione mediana o posteriore
che va ad incontrare il fondo del palato o le pareti faringee.

Perché una o perché l’altra?
Dipende dalla grandezza della lingua, dall’assetto delle sue fibre muscolari: la lingua è complessa e composta da una ventina di muscoli tra i suoi propri interni e quelli che la collegano alle altre parti della bocca.

Un altro aspetto molto importante per la R è la lunghezza e lo spessore del frenulo sublinguale (quel filettino che vediamo sotto la lingua se la solleviamo): se è corto difficilmente avremo una R di punta.

Differenze tra aspetto fono-articolatorio e fonologico

Fin qui abbiamo parlato degli aspetti più meccanici ma non dobbiamo dimenticare che il livello di attenzione che il bambino ha verso la sequenza dei suoni che sente e produce può ritardare o favorire la loro corretta successione mentre parla. Questo aspetto crea un’importante differenza, per il logopedista, tra una questione puramente fono-articolatoria (non riesco a dire bene quella lettera ma la riconosco e so dove andrebbe messa nelle parole) e una questione fonologica (faccio fatica a capire dove esattamente dovrei mettere questo suono nelle parole, posso confonderlo con altri suoni).

  • Nel primo caso basterà allenare i muscoli e la coordinazione della lingua, eventualmente con l’aiuto di uno spazzolino elettrico speciale.
  • Nel secondo caso si faranno dei giochi anche a livello di discriminazione uditiva per imparare a sentire e riconoscere la R all’interno di stringhe di suono via via più complesse.

Nelle parole che usiamo quotidianamente possiamo trovare la R in prima posizione oppure tra due vocali, talvolta doppia o vicina ad altre consonanti (ramo, fiore, torre, pranzo, braccio, treno, drago, crudo, grande, fresco, porta, parco, merlo, morso, marcia…).
Il logopedista sa che le combinazioni sono veramente tantissime e ogni bambino potrebbe trovare più semplice eseguire la R in una certa sequenza di suoni piuttosto che in un’altra. Generalmente i bambini che non producono ancora la R tendono a sostituirla con la L o talvolta con la N, oppure non la pronunciano del tutto.

Come capire se il nostro bambino è un buon candidato per sviluppare in autonomia la classica erre di punta?

Se al posto della R dice la L, ma facendogli dire velocemente TLA TLA TLA si sente in realtà un TRA TRA TRA e il bambino percepisce la differenza tra questi suoni, vedrete che la R non tarderà ad arrivare. Quindi si può facilitarne la comparsa tonificando la lingua con degli schiocchi (come quando si imita il suono del trotto del cavallo).
Se invece il bambino ha sviluppato in autonomia una R posteriore e mentre parla la usa già in tutte le posizioni (iniziale, mediana, doppia, preconsonantica, postconsonantica) in maniera fluida e comoda, va benissimo così. Accettiamo e valorizziamo questa sua abilità.
Con la R moscia si può fare tutto, anche diventare logopedista! E se vostro figlio lo desidererà sarà sempre in tempo a provare a dire anche la R di punta con il supporto adatto a lui e l’allenamento necessario.

Quando è meglio rivolgersi a un logopedista?

Se verso i cinque anni vostro figlio ancora sostituisce la R con la L oppure non marca proprio quella posizione nelle parole è utile portarlo da un logopedista che potrà valutare il quadro fonetico-fonologico generale ed eventualmente proporre delle attività utili, in primo luogo a favorire l’attenzione sulla corretta catena dei suoni: abilità fondamentale per imparare a leggere e scrivere efficacemente.

Francesca Brignoli, logopedista.


Bibliografia

  • Bortolini Umberta, I disordini fonologici, in Giorgio Sabbadini (a cura di) Manuale di neuropsicologia dell’età evolutiva (pp. 342-357), Bologna, Zanichelli, 1995.
  • Emma Perrotta, Patrizia Rustici, Correggere i difetti di pronuncia. Il programma A.P.I. (Ascolta-Prova-Impara) per l’allenamento percettivo-articolatorio, Trento, Edizioni centro studi Erickson, 2006.
  • Francesca Antonelli, L’allenalingua. Storie e favole per allenare le competenze articolatorie e deglutitorie, ed. Lulu, 2015.
  • Alessandra Zoccali, Valentina Mauro, Giochi fonologici. Attività di discriminazione uditiva e impostazione articolatoria, Trento, Edizioni centro studi Erickson, 2006.