Skip to main content

Autore: Centro Geode

CHE COS’E’ UN BAMBINO di Beatrice Alemagna

Che cos’è un bambino?” è una domanda semplice, ma con una risposta sorprendentemente ricca. In questo albo illustrato, Beatrice Alemagna non cerca una definizione definitiva. Piuttosto, ci invita a guardare i bambini con occhi nuovi, lasciandoci guidare dalla loro unicità.

Pagina dopo pagina scopriamo che un bambino non è un adulto “in miniatura”, né una persona da riempire di insegnamenti. È qualcuno che osserva il mondo con curiosità, immagina, sperimenta, cade, si rialza, cambia continuamente. Ogni bambino è diverso dagli altri, e proprio questa diversità è la sua ricchezza.

Dal punto di vista pedagogico, il libro ci ricorda una cosa fondamentale: crescere significa avere il tempo e lo spazio per essere sé stessi. I bambini hanno bisogno di adulti che sappiano accompagnarli senza pretendere di controllare tutto, che sappiano ascoltare prima di giudicare, accogliere prima di correggere.

Le illustrazioni sono parte integrante del racconto. Beatrice Alemagna utilizza tecniche miste: disegno a matita, pastelli, tempere, collage e materiali con texture diverse si intrecciano creando immagini vive, quasi “tattili”. Le figure non sono mai perfette o levigate: i contorni sono irregolari, le proporzioni cambiano, le superfici sembrano fatte di carta, stoffa e colori sovrapposti. Questa
scelta non è casuale. Come i bambini, anche le immagini sono in continua trasformazione, imperfette, spontanee e piene di energia.

Un altro elemento interessante è l’uso dello spazio bianco. Le pagine respirano, lasciando alle figure il tempo di raccontarsi senza essere soffocate da troppi dettagli. Anche il testo dialoga con le immagini: non le spiega, ma le accompagna, lasciando al lettore la libertà di osservare, immaginare e costruire un significato personale.

Le tavole invitano i bambini a riconoscersi e gli adulti a riscoprire uno sguardo più rispettoso dell’infanzia. È un linguaggio artistico che comunica prima ancora delle parole e che rende il libro adatto anche ai più piccoli, capaci di “leggere” le immagini ben prima di saper leggere il testo.

È un libro da leggere insieme, grandi e piccoli, perché non insegna solo ai bambini qualcosa di sé, ma ricorda anche agli adulti che ogni figlio è una persona unica, da conoscere giorno dopo giorno, senza aspettarsi che corrisponda a un modello prestabilito.
Un albo delicato e profondo che invita a fermarsi, osservare e meravigliarsi. Forse il modo migliore per educare è continuare, ogni tanto, a domandarsi davvero: che cos’è un bambino?

IL POSTINO DEI MESSAGGI IN BOTTIGLIA di Michelle Cuevas

Il postino dei messaggi in bottiglia è un albo illustrato delicato e profondo, adatto a una lettura condivisa tra adulti e bambini. Racconta la storia di un postino molto preciso e solitario, che ogni giorno raccoglie dal mare bottiglie contenenti messaggi e cerca di consegnarli ai loro destinatari.
Non si tratta però di semplici lettere: ogni bottiglia custodisce parole, emozioni, desideri, ricordi, frammenti di vita. Il compito del postino, quindi, non è solo consegnare messaggi, ma prendersi cura di ciò che le persone affidano al mare e, simbolicamente, agli altri.

Un giorno arriva una bottiglia diversa: contiene un invito a una festa, ma non ha né mittente né destinatario. Questo imprevisto rompe la routine del protagonista e lo costringe a uscire dal suo isolamento. Il postino, abituato a svolgere il proprio lavoro con ordine e precisione, deve accettare di non poter controllare tutto e mettersi in cammino, incontrare gli altri, lasciarsi sorprendere. È proprio qui che la storia mostra una delle sue qualità pedagogiche più importanti: il passaggio dalla solitudine alla relazione, dalla semplice esecuzione di un compito alla possibilità di partecipare alla vita degli altri.

Dal punto di vista educativo, il libro offre molti spunti preziosi. Prima di tutto parla del valore della comunicazione: i messaggi in bottiglia sono parole fragili, che hanno bisogno di essere raccolte, lette, comprese e accompagnate. Per i bambini questo diventa un modo semplice e poetico per comprendere quanto sia importante esprimere ciò che si prova, ma anche ascoltare ciò che l’altro affida. Il libro lavora inoltre sul tema della cura: prendersi cura di un messaggio significa prendersi cura della persona che lo ha scritto. In questo senso, la storia educa all’attenzione, all’empatia, alla delicatezza verso le emozioni proprie e altrui.

Un’altra qualità importante è il modo in cui il testo affronta l’educazione emotiva. Non spiega le emozioni in modo didascalico, ma le fa emergere attraverso gesti, attese, silenzi, immagini e piccoli cambiamenti. I bambini possono riconoscere la curiosità, l’incertezza, la responsabilità, la timidezza, il desiderio di appartenenza. È un albo che non impone significati, ma apre domande e
permette a ciascuno di entrare nella storia con i propri tempi.

Anche dal punto di vista tecnico l’opera è molto curata. Il ritmo narrativo è lento e misurato, adatto alla lettura ad alta voce e alla conversazione con i bambini. Le illustrazioni non si limitano ad accompagnare il testo, ma ampliano il racconto, creano atmosfera e suggeriscono emozioni che le parole non esplicitano. Proprio il rapporto tra testo e immagine è uno dei punti di forza del libro:
alcune informazioni sono dette, altre sono lasciate intuire, e questo stimola nei bambini la capacità di osservare, fare ipotesi, interpretare e raccontare.

Il postino dei messaggi in bottiglia non è solo una storia poetica e ben illustrata, ma anche un invito a riflettere sul modo in cui gli adulti ascoltano i bambini. Ogni bambino, in fondo, porta con sé dei messaggi in bottiglia: parole dette a metà, domande improvvise, silenzi, paure, desideri. Il libro ci ricorda che il compito dell’adulto non è sempre quello di dare subito una risposta, ma spesso quello di raccogliere quei messaggi, custodirli, prenderli sul serio e accompagnarli con cura.

A CHE PENSI? di Laurent Moreau

Il libro A che pensi? di Laurent Moreau è un albo illustrato che invita bambini e adulti a entrare nel mondo dei pensieri e dell’immaginazione.

La struttura del libro è molto semplice: in ogni pagina compare un personaggio a cui viene posta la stessa domanda — “A che pensi?”. La risposta non è spiegata con molte parole, ma attraverso immagini ricche e suggestive che mostrano cosa sta immaginando quel personaggio.

Dal punto di vista educativo, questo tipo di libro ha alcune caratteristiche molto interessanti:

1. Sviluppo del pensiero e dell’immaginazione
Il libro stimola i bambini a immaginare cosa succede nella mente degli altri. Le immagini non danno una sola risposta, ma lasciano spazio a interpretazioni personali.

2. Educazione alle emozioni
La domanda “a che pensi?” invita a parlare di ciò che proviamo e immaginiamo. Può diventare un modo semplice per aiutare i bambini a mettere parole sui propri pensieri e sulle proprie emozioni.

3. Sviluppo del linguaggio e della narrazione
Gli albi illustrati come questo favoriscono la conversazione: il bambino può descrivere ciò che vede, inventare storie, fare collegamenti con le proprie esperienze.

4. Sguardo sugli altri e empatia
Il libro suggerisce che ognuno di noi ha un mondo interiore diverso. Questo aiuta i bambini a sviluppare empatia e curiosità verso il pensiero degli altri.

Alcune indicazioni per la lettura a casa

Per valorizzare questo tipo di libro non è necessario leggerlo in modo “tradizionale”. Alcuni piccoli suggerimenti possono aiutare:

  • Fermarsi sulle immagini, chiedendo al bambino cosa vede.
  • Fare domande aperte, ad esempio:
    • “Secondo te cosa sta immaginando?”
    • “Ti è mai capitato di pensare a qualcosa di simile?”
  • Accogliere tutte le risposte, senza cercare quella “giusta”.
  • Lasciare spazio alla fantasia, anche inventando nuove storie a partire dalle immagini.

Perché proporre questo libro ai bambini

Libri come A che pensi? sono molto preziosi perché non trasmettono solo una storia, ma allenano il pensiero, la curiosità e la capacità di esprimersi. Inoltre creano momenti di dialogo tra adulti e bambini, che sono fondamentali per la crescita.

L’ULTIMO ALBERO di Štěpán Zavřel

Un libro per crescere insieme

Ci sono storie che restano, perché parlano al cuore di grandi e piccoli. L’ultimo albero è una di
queste.

In una città circondata da una foresta, una promessa di ricchezza porta gli abitanti a fare una scelta che cambierà tutto: tagliare gli alberi, uno dopo l’altro… fino a lasciarne solo uno. E solo allora arriva la consapevolezza di ciò che è stato perso.

A riaccendere la speranza saranno due bambini, con il loro amore per la natura e la capacità di
immaginare un futuro diverso.

È una storia semplice, ma potente:

  • parla di ambiente e responsabilità;
  • aiuta a sviluppare empatia e senso di cura;
  • mostra che anche i più piccoli possono generare cambiamento.

Consigliato dai 3 anni, è perfetto per una lettura condivisa tra genitori e figli: un’occasione per fermarsi insieme, fare domande, ascoltarsi.

Perché educare alla cura del mondo… inizia dalle storie che scegliamo di raccontare.

LE COSE CHE PASSANO di Beatrice Alemagna

Il libro che presentiamo questo mese “Le cose che passano” di Beatrice Alemagna, è un albo illustrato delicato e profondamente umano, capace di parlare ai bambini ma anche — e forse soprattutto — agli adulti. È un libro che affronta uno dei temi più universali e necessari dell’esperienza umana: il cambiamento.

La storia è semplice e potente. Ci accompagna attraverso piccole e grandi cose che passano: il raffreddore, una nuvola, un litigio, la paura, una stagione, un momento di tristezza. Attraverso immagini e parole essenziali, il libro ci ricorda che tutto è in movimento, tutto si trasforma. Anche ciò che sembra difficile, pesante o definitivo, prima o poi cambia.

Dal punto di vista educativo, questo albo è un prezioso strumento per parlare con i bambini delle emozioni. Aiuta a nominare ciò che provano e a comprendere che le emozioni non sono statiche: arrivano, restano per un po’, e poi si modificano. Questo messaggio è fondamentale per lo sviluppo emotivo dei più piccoli: sapere che la paura passa, che la rabbia si scioglie, che la tristezza può trasformarsi, permette ai bambini di non sentirsi “bloccati” dentro ciò che provano.

Il libro ci invita anche a riflettere come genitori. Spesso desideriamo proteggere i nostri figli da tutto ciò che è difficile o doloroso. Le cose che passano ci ricorda invece che attraversare le esperienze, anche quelle scomode, fa parte della crescita. Il nostro compito non è eliminare ogni fatica, ma accompagnare: stare accanto, nominare, contenere, rassicurare. Essere presenza stabile mentre tutto il resto cambia.

Un altro aspetto educativo importante è il valore del tempo. Viviamo in una società veloce, dove tutto deve risolversi subito. Questo libro, invece, restituisce dignità ai tempi lenti delle emozioni e della crescita. Ci insegna che alcune cose hanno bisogno di essere attraversate, e che il passare del tempo non è un nemico, ma un alleato.

Leggere questo albo insieme ai bambini può diventare un momento di dialogo profondo:

  • permette di parlare di ciò che li preoccupa;
  • aiuta a dare un nome alle emozioni;
  • offre un linguaggio semplice per affrontare i cambiamenti, piccoli o grandi;
  • rafforza l’idea che non sono soli nelle loro esperienze.

È un libro caldo, accogliente, che non dà risposte rigide ma apre spazi di condivisione. E forse il suo messaggio più prezioso è proprio questo: la vita è fatta di passaggi, e dentro questi passaggi possiamo trovare senso, crescita e relazione.

Come adulti, come genitori, possiamo usare questo libro per ricordare anche a noi stessi che le fasi difficili non definiscono per sempre i nostri figli — e nemmeno noi. Le cose passano. Restano le relazioni, la cura, la possibilità di trasformarsi.

IL PUNTO di Peter H. Reynolds

C’è una bambina che pensa di non saper disegnare.
Una maestra che la invita a fare “solo un punto”.
E da quel punto nasce un mondo: colori, tentativi, nuove idee, il coraggio di provare.

Il punto è un libro che parla di creatività, autostima e fiducia.
Ricorda ai bambini — e anche agli adulti — che a volte basta un gesto minimo per scoprire ciò che possiamo diventare.

È una storia semplice e potentissima:
un invito a lasciare un segno, a iniziare da dove siamo, a credere che l’espressione personale non richiede perfezione, ma presenza.

«Fai un segno. E guarda dove ti porta.»

Un punto può sembrare nulla… ma insieme può diventare tutto.

Leggete Il punto con vostro figlio, lasciate che le immagini vi guidino: ogni pagina è un’occasione per dare voce a pensieri, sogni e paure.
Non cercate risposte perfette: ascoltate, incoraggiate, accogliete.

Così, un piccolo segno diventa un grande spazio di fiducia e relazione.

Buona Pasqua da Centro Geode

Informiamo che durante le festività continueranno le terapie precedentemente concordate.

Per qualsiasi informazione o richiesta potete lasciare un messaggio al numero: 035.19912410 oppure scrivere a infogeode@aeper.it

Laboratorio di Psicomotricità per Bimbi 0-12 Mesi!

Un momento speciale per rafforzare il legame genitore-bambino attraverso il movimento, il gioco e dolci stimoli sensoriali. 💕

🗓 Quando: 4 -11 APRILE 2025 dalle 10.00 alle 11.00.

📍Dove: presso Centro Geode.

👩‍👦 Per chi: Neonati da 0 a 12 mesi, accompagnati da un genitore.

🌼 In uno spazio accogliente e sicuro, ci concentreremo su:

– Scoperte sensoriali.🖐️✨

– Movimento e sviluppo motorio.👣

– Spiegazione delle principali tappe dello sviluppo neuropsicomotorio nei primi mesi di vita. 🧠🤝

– Momenti di condivisione, relazione, e riflessioni sull’incontro.🤱

Il laboratorio sarà condotto dalla Dott.ssa Fiori Marta – Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva.

Clicca per il volantino:

📩 Iscriviti ora!

Per info e iscrizioni:

📞035.19912410

📧 infogeode@aeper.it

Ti aspettiamo!

Valutazione logopedica

I ritardi e i difetti del linguaggio, le difficoltà della pronuncia e dell’apprendimento sono una condizione frequente nell’età prescolare e si manifestano con quadri clinici molto diversi tra loro. Se si riscontra un ritardo nello sviluppo del linguaggio del proprio bambino/a è importante parlarne con il proprio pediatra, che potrà consigliare una valutazione logopedica.

Centro Geode offre la possibilità di effettuare tale valutazione definendo il piano di intervento più opportuno.

Per poter conoscere il bambino e la patologia del linguaggio che lo riguarda, è indispensabile svolgere una valutazione logopedica mirata e approfondita della problematica che si presenta.

Il logopedista esamina le capacità conversazionali del bambino e le sue capacità di esprimersi attraverso il linguaggio tramite prove e colloqui allo scopo di individuare i suoi punti deboli e i suoi punti di forza.

La valutazione logopedica comprende un primo colloquio con i genitori per raccogliere informazioni sullo sviluppo comunicativo e linguistico del bambino e sulle sue modalità comunicative con una breve osservazione e la compilazione della sua cartella. La valutazione del linguaggio avviene sempre in contesti ludici con somministrazione di test standardizzati che permettono di comprendere l’esistenza di un ritardo e la sua entità.

Si potrà così definire il deficit di linguaggio, e si potrà avviare un percorso di trattamento per quanto riguarda il disturbo specifico se individuato (esempio deficit fonologico, semantico, pragmatico, ecc.).

Per maggiori informazioni sulla valutazione logopedica CLICCA QUI.

Se vuoi contattarci CLICCA QUI.

Adolescenti, tra cambiamenti e legami

Quello degli adolescenti è sicuramente il periodo della vita caratterizzato dai maggiori cambiamenti, fisici e psichici. Un’intensa evoluzione che modifica il sistema di valori, porta ad una ristrutturazione delle relazioni con le figure significative di riferimento, fino al debutto nella società, dove l’adolescente definirà il proprio ruolo e posto nel mondo.

Quali sono le espressioni che caratterizzano questa fragile età?

Fatico ad uscire dalla mia stanza e ho lasciato la scuola già da qualche tempo.
Sono sempre fuori casa, seguo solo le mie regole, non voglio limiti.
Non so cosa sento, non riesco a capire le mie emozioni.
Il futuro non esiste, è troppo spaventoso e lontano per immaginarlo.
Non ho bisogno di nessuno, ma vorrei che qualcuno mi vedesse.

Kaleido, laboratorio di scrittura autobiografica.

La “crisi adolescenziale”

La “crisi adolescenziale” è considerata come la risposta alla pubertà. Essa si esprime nel processo attraverso cui l’adolescente struttura e declina nel suo mondo interno tutte le potenzialità, fisiche e mentali dei cambiamenti innescati. Cambiamenti imponenti e profondi che rappresentano un notevole carico psichico, spesso faticoso da sostenere.

A differenza del passato, però, oggi tutte queste sfide gravano sulle spalle del singolo individuo, che sin dall’infanzia si sente caricato di aspettative sul suo essere speciale e unico, che già in questa età devono essere realizzate.

E i legami rappresentano il banco di prova! La possibilità di esperire relazioni inedite rispetto all’infanzia e nei vari contesti di vita (famigliare, con i coetanei ed affettiva), nonché le modalità con cui l’adolescente affronta questi turbamenti ed elabora le proprie fragilità, identificano l’andamento del processo evolutivo.

I legami: il luogo di incontro-scontro degli adolescenti

È il legame il luogo di incontro-scontro con l’altro, in cui l’adolescente si sperimenta in nuove dimensioni emotive. I luogo dove si creano relazioni di sostegno, ma anche dove, quando l’altro disapprova o ferisce, possono insorgere le proprie insicurezze.
E l’avvicendarsi di tali cambiamenti destabilizza profondamente. Il timore di non essere all’altezza e di ricevere dall’altro uno sguardo diverso dall’approvazione di cui si necessita suscitano vissuti, del registro narcisistico, quali vergogna e umiliazione, ma anche rabbia ed invidia.
Gli adolescenti paiono essere travolti da un turbinio che improvvisamente rivela ciò che nell’infanzia era rimasto sopito. D’un tratto tutto viene portato alla ribalta e richiede una buona dose di contenimento e sicurezza per poter essere affrontato ed elaborato.
Chi non ha la forza e la sicurezza interiore per poter sostenere queste sfide rischia di interrompere il processo evolutivo. E se le risorse interne dell’adolescente, bagaglio della fase infantile, congiuntamente al sostegno ambientale risultano insufficienti per contenere le tensioni, tutto ciò che è l’altro o il nuovo può essere vissuto come potenzialmente distruttivo per la propria integrità.

Ecco perché, per preservarsi da tutto ciò, l’adolescente ricerca il controllo su ciò che vive, tentando di influenzare, e talvolta distorcendo parti di sé o modi di stare con l’altro.

Nel momento in cui i dissidi e i turbamenti non solo destabilizzano l’individuo, ma lo bloccano o lo rallentano significativamente, diviene evidente quali siano i rischi:

  • i sogni si infrangono
  • le aspettative non sono più realizzabili e le paure prendono il sopravvento
  • i bisogni non possono essere dichiarati, perché se non soddisfatti distruggerebbero il Sé così fragile
  • ci si scontra con le barriere erette a propria difesa.

I sintomi e i bisogni che bisogna imparare ad ascoltare

Indipendentemente dalle modalità difensive adottate diviene evidente quel trattenere il respiro, restare in apnea sott’acqua in attesa di un segnale.
Di certo l’ascolto ed il riconoscimento sono qualcosa che manca: manca tra i pari, manca con gli adulti e manca dentro di sé. Le difficoltà, insite in questa fase di vita, necessiterebbero di essere accolte, ascoltate, invece che sminuite e respinte. Il tumulto dei vissuti dell’adolescente sembra quindi necessitare di un luogo, anche metaforico, di accoglienza e di non giudizio. Ovviamente l’ambiente familiare costituisce il primo di questi luoghi. Ma di fondamentale importanza, soprattutto in adolescenza, divengono anche le relazioni con i pari e tutti quegli ambiti dove si fa esperienza dell’altro come figura di identificazione.

Cosa significa “ascoltare un adolescente?”

Entrare in contatto con una persona nella fase del suo maggior cambiamento è un’esperienza intensa, nella quale è possibile cogliere le contraddizioni e le polarità tipiche di questa fase e saggiarne l’intensità. Si distinguono le spinte di indipendenza ed il bisogno di accudimento e gli impulsi a “fare da soli” disinteressandosi delle conseguenze. Si percepiscono le fragilità connesse al caos emotivo e la necessità di essere accettati dagli altri, oltre che accettarsi nei cambiamenti che si stanno attraversando.
Accedere ad un mondo tanto lontano da quello adulto è un processo delicato che richiede uno sguardo curioso, sinceramente interessato e privo di giudizi. È necessario predisporre se stessi ai vissuti che si riattivano del proprio percorso personale ed ascoltare le parti di sé che entrano in connessione con l’altro. Accogliere ciò che l’adolescente porta senza soffermarsi sulle inevitabili strategie difensive che possono
apparire aggressive o disinteressate, in quanto queste altro non sono che la rappresentazione delle difficoltà esperite. E al tempo stesso la spinta vitale con la quale l’adolescente sta cercando di affrontare tali difficoltà, creandosi una strada, che purtroppo a volte può prendere la direzione sbagliata.

È possibile riconoscersi in alcune esperienze o vissuti e disconoscerne altri, ma in nessun caso l’adolescente potrà lasciare indifferenti.

Gli adolescenti in viaggio verso l’età adulta

Presso il Centro Diurno per Adolescenti Kaleido è possibile scorgere la complessità di questo mondo adolescenziale e di come l’opportunità di accedere ad uno spazio “sufficientemente buono” possa riattivare la fiducia nel dialogo con l’altro, a sostegno del percorso evolutivo di ciascuno.

I ragazzi e le ragazze che frequentano il centro diurno sono accomunanti da un blocco evolutivo che si declina diversamente sulla base della propria storia e della propria personalità.

Alcuni si ritirano dalle relazioni e dagli impegni della vita, quali la scuola e la socialità, come scelta di ribellione al malessere sperimentato. O come spinta al raggiungimento di obiettivi che, tuttavia, sono stati imposti loro da altri. Sembra essergli impossibile mettersi in gioco in quanto la possibilità di venire rifiutati o criticati mette eccessivamente a rischio la vulnerabile struttura di quell’adolescente.
Altri invece infrangono le regole, sino a mettersi in pericolo, per testare quei limiti che sentono stretti e per la difficoltà nel gestire i cambiamenti che stanno avvenendo dentro e fuori di loro.

La componente emotiva influenza notevolmente i vissuti e i comportamenti. Il tumulto di emozioni che i ragazzi vivono è spesso difficile da gestire e può mettere a rischio la buona riuscita del processo di crescita inducendo a comportamenti devianti. In alcuni casi le emozioni possono essere represse e disconosciute fino a negarne l’esistenza oppure disregolate perché eccessivamente esplosive ed intrusive per governarle.
Qualunque siano le difficoltà esperite, i ragazzi sono accomunati dall’impossibilità di riconoscersi ed elaborare la propria storia e i cambiamenti in atto. L’essere protagonisti nella propria vita, novità imposta dalla fase adolescenziale, destabilizza notevolmente questi ragazzi e gli equilibri precedentemente formati, ponendo su essi un carico che spesso viene vissuto come eccessivo.

Stralci di adolescenza osservata

Nell’esperienza di tirocinio svolta presso Kaleido ho avuto la possibilità tangibile di osservare le sfumature che possono caratterizzare questo percorso di crescita.
Nel relazionarmi con i ragazzi mi sono identificata con alcune loro parti: ho condiviso le fatiche del dolore che pervade e della confusione che ne impedisce la comprensione.
Ho preso parte alla lotta in atto contro il mondo che spesso muta in una lotta contro sè stessi.
Ho visto le cicatrici delle ferite subite e l’angoscia per quelle che potrebbero venire.
Ho visto la luce della speranza, quando si riaccende prima negli occhi e poi nelle parole. L’ho vista risplendere e affievolirsi in mutamenti repentini, ma fortunatamente mai spegnersi.
Ho capito come la condivisione non avvenga solamente mediante parole dette, ma anche attraverso piccoli gesti che spesso non siamo allenati a cogliere. Per quanto infatti sia per gli adolescenti difficile rivelarsi, essi hanno le capacità e la volontà di farlo, benché di frequente con modalità diverse da quelle attese. Riescono a raccontarsi ed esprimere la loro fragilità spesso con i gesti, qualche volta con disegni, i colori e a volte con le parole.

Stralci di adolescenza raccontata

Parole che anche per i ragazzi di Kaleido sono state mezzo di espressione di parti del loro vissuto.

  • Hanno scritto di quanto la vita sia: “tutto un casino, ma possa esser un gran bel casino”.
  • Delle ferite che la solitudine provoca: “Alle elementari non conoscevo la solitudine. Ma dalle medie in poi è stato… come dire un po’ una grossa spina nel fianco perché non conoscevo nessuno e anche se mi conoscevano naturalmente, loro mi facevano sentire diverso… troppo diverso.”
  • Hanno rivelato la complessità del processo di interiorizzazione della propria storia: “Vorrei fare un’ultima riflessione. Non parlo mai del mio passato perché mi da un po’ disagio, soprattutto dolore… un’altra cosa che avrei voluto non esistesse”.
  • Hanno raccontato di quanto sia difficile sperimentare ed elaborare le proprie emozioni: “Le regine delle cose delle quali farei a meno sono, naturalmente, le emozioni. Sì avete capito bene: quelle cose strane che fanno comportare le persone in modi irrazionali seppur prevedibili”
    “Mi ricordo la rabbia nel sentirmi fuori luogo.”
    “In questi anni la persona più cattiva sono stata io, mi sono rifiutata come fossi uno sbaglio, mi sono sminuita fino a dubitare del mio valore. Vorrei poterla azzerare per poter respirare. Condanno la mia cattiveria per essere ingiusta e crudele”.
  • Hanno dichiarato il bisogno profondo di sentirsi accolti e ascoltati: “Mi ricordo il momento in cui ho cominciato a fidarmi.”
    “Mi ricordo gli abbracci, di cui ora sono probabilmente dipendente”.

Ed è solo in quel possibile spazio di incontro con l’altro dove, attraverso l’ascolto sincero, la condivisione, il confronto e non unicamente il conflitto, è possibile far accrescere le speranze, elaborare le paure e realizzare il percorso evolutivo.

“Mi ricordo e mi ricorderò sempre di questo pezzo della mia vita che ho passato a Kaleido”.
Laura Marchesi, coordinatrice Centro Diurno Kaleido, psicologa-psicoterapeuta
Vanessa Scarpello, operatore Centro Diurno, psicologa