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Autore: Centro Geode

Cantieri Educativi: link LUNEDI’ 27 MAGGIO 2024

Lunedì 27 maggio ORE 20.45: Miguel Benasayag: “Il conflitto nella società. Quale presente e quale futuro per gli adolescenti?”

Terzo e ultimo incontro di questa edizione dei Cantieri Educativi, “L’età del conflitto Adolescenza in Guerra.” In questa serata avremo la possibilità di ascoltare Miguel Benasayag, psicanalista e filosofo che analizzerà le forme che il conflitto dell’adolescenza può assumere nello scenario contemporaneo.

L’incontro avrà inizio alle 20,45 e si concluderà alle 22,30.

Vi ricordiamo che sarà possibile formulare riflessioni e domande nella chat dedicata alla diretta in streaming per contribuire al dibattito e confronto.

Ecco il link per accedere alla diretta: https://www.youtube.com/live/8YQ4iMWy19I?si=Rvlxh0KwqPhfs0T6

Cantieri Educativi: link LUNEDI’ 13 MAGGIO 2024

Lunedì 13 maggio 2024, ORE 20,45: Stefano Benzoni “Il conflitto nella crescita”

Secondo incontro con le serate di formazioni dei Cantieri Educativi, “L’età del conflitto Adolescenza in Guerra.” In questa serata avremo la possibilità di ascoltare Stefano Benzoni, medico neuropsichiatra e psicoterapeuta che dialogherà con genitori e operatori sugli sviluppi fisiologici e patologici della conflittualità nell’adolescenza.

L’incontro avrà inizio alle 20,45 e si concluderà alle 22,30.

Vi ricordiamo che sarà possibile formulare riflessioni e domande nella chat dedicata alla diretta in streaming per contribuire al dibattito e confronto.

Ecco il link per accedere alla diretta: https://www.youtube.com/watch?v=y4Wdcqe6F5g

Cantieri Educativi: link LUNEDI’ 29 APRILE 2024

Lunedì 29 aprile 2024, ORE 20,45: Roi Silberberg e Giuliano Battiston: “Adolescenti in guerra”

Primo incontro con le serate di formazioni dei Cantieri Educativi, “L’età del conflitto Adolescenza in Guerra.” In questa serata avremo la possibilità di ascoltare alcuni riflessioni di Roi Silberberg e Giuliano Battiston. Un giornalista di guerra e un responsabile della scuola della pace in Israele ci raccontano l’esperienza degli adolescenti nei territori di guerra.

L’incontro avrà inizio alle 20,45 e si concluderà alle 22,30.

Vi ricordiamo che sarà possibile formulare riflessioni e domande nella chat dedicata alla diretta in streaming per contribuire al dibattito e confronto.

Ecco il link per accedere alla diretta: https://www.youtube.com/live/993ZAAIgKKY?si=zTN9Or5eWbQl3Bwc

L’ETA’ DEL CONFLITTO: ADOLESCENTI IN GUERRA – Cantieri educativi 2024

Anche quest’anno ritorna l’invito a partecipare alla proposta dei Cantieri Educativi organizzata da Centro Geode. Un’opportunità qualificata di confronto e di dibattito sul tema dell’adolescenza: L’età del conflitto. Adolescenti in guerra.

In questa edizione approfondiremo il tema del conflitto inteso sia come tappa evolutiva dell’adolescenza, sia come dinamica sociale e lo esploreremo nella sua dimensione fisiologica di spinta al cambiamento e nella sua forma patologica che può sfociare nella violenza e nella guerra.

Attorno a questi temi ci confronteremo attraverso il dialogo con psicologi, neuropsichiatri, filosofi, costruttori di pace, sociologi, giornalisti che hanno esperienza nel campo.

Destinatari degli incontri saranno genitori, educatori e tutte le persone interessate a comprendere più a fondo le sfide del conflitto nelle sue molteplici espressioni.

Di seguito le date degli incontri:

>>>29 aprile – Roi Silberberg e Giuliano Battiston – Adolescenti in guerra

Un giornalista di guerra e un responsabile della scuola della pace in Israele ci raccontano l’esperienza degli adolescenti nei territori di guerra.

>>>13 maggio- Stefano BenzoniIl conflitto nella crescita.

Un medico neuropsichiatra e psicoterapeuta dialoga con genitori e operatori sugli sviluppi fisiologici e patologici della conflittualità nell’adolescenza.

>>>27 maggio – Miguel Benasayag – Il conflitto nella società. Quale presente e quale futuro per gli adolescenti?

Uno psicanalista e filosofo analizza le forme che il conflitto dell’adolescenza può assumere nello scenario contemporaneo.

Gli incontri si svolgeranno online
dalle 20,45 alle 22,30 e il link verrà inviato in seguito all’iscrizione al modulo online.


Per l’iscrizione clicca sul seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSf6-ExDUN6FDDFJG4yPfV6BxtRmmwDkyGuipukZPYBOVgVAyQ/viewform

Scarica qui la brochure:

DRUM CIRCLE

Sabato 9 marzo dalle h. 9.30 alle h. 10.45: un’esperienza musicale in gruppo, unica e divertente .

Esplorare il mondo attraverso la musica alla presenza di una psicomotricista esperta, utilizzando tamburi e strumenti musicali può essere un’esperienza piena di energia per bambini e bambine tra i 5 e gli 8 anni.

Iscrivendosi entro il 7 Marzo in Centro Geode sarà possibile il 9 Marzo sperimentarne una sessione: un invito a far vivere ai bambini ed alle bambine un’avventura musicale entusiasmante.

Ecco il volantino:

Potete approfondire la possibilità di avvalersi di questo percorso, contattandoci direttamente

TEL: 035. 19912410 – infogeode@aeper.it

oppure compilando il seguente modulo di richiesta di contatto cliccando qui: https://centrogeode.it/geode/contatti/

Neuropsicomotricità di gruppo per stimolare le funzioni attentive

Ripartono i gruppi di psicomotricità: attività di gioco condiviso per bambini e bambine con fatiche nelle relazioni con i coetanei.

L’obiettivo di queste sessioni di neuropsicomotricità di gruppo è favorire la socializzazione dei bambini in piccolo gruppo, per aiutarli nelle fisiologiche dinamiche di conflitto nel gioco, e stimolare la partecipazione funzionale alle diverse proposte, con la mediazione del terapeuta.

Le sessioni sono dedicate a bambini e bambine dai 2 ai 5 anni.

Grazie alla neuropsicomotricità di gruppo i bambini potranno arricchire il bagaglio esperienziale per sostenere le capacità attentive e di problem solving tra coetanei.

Il gioco rappresenta uno strumento di stimolazione preferenziale per sostenere il processo di crescita dei bambini. Proprio per questo, utilizzando il gioco e l’azione come mediatori, la neuropsicomotricità di gruppo aiuta lo sviluppo delle area motoria, percettiva, emotivo-relazionale-sociale e cognitiva, accompagnando il bambino al superamento delle sue difficoltà attuali, favorendo lo sviluppo armonico della sua personalità.

La fase iniziale prevede una seduta di valutazione individuale finalizzata a raccogliere le difficoltà del bambino/bambina e ad una conoscenza da parte della terapeuta. Successivamente, se il gruppo sarà idoneo ai bisogni rilevati, il bambino verrà inserito e prenderà parte al percorso.

I piccoli gruppi, composti da massimo 5 bambini, saranno seguiti dalla Dott.ssa Marta Fiori, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva e si terranno il martedì pomeriggio, a cadenza settimanale, per un ciclo di 5 incontri.

Per accompagnare l’intero percorso di sviluppo dei bambini e delle bambine, il progetto è pensato con la possibilità di più cicli sequenziali.


Potete approfondire la possibilità di avvalersi di questo percorso, contattandoci direttamente

TEL: 035. 19912410 – infogeode@aeper.it

oppure compilando il seguente modulo di richiesta di contatto cliccando qui: https://centrogeode.it/geode/contatti/

A volte la scuola è anche…metodo di studio

Consapevolezza di non aver studiato abbastanza…

Paura delle conseguenze di un interrogazione andata male…

Le prime interrogazioni possono essere spaventose, e a volte quando una va male si viene colpiti dalla consapevolezza di non aver studiato abbastanza o il timore di deludere i genitori

Stare a scuola porte con sé un vortice di emozioni.

Queste emozioni fanno parte di un processo di apprendimento, e queste esperienze possono essere utilizzate per capire cosa si può fare per trovare la motivazione allo studio e la forza di affrontare le sfide con determinazione. Davvero ogni errore è una possibilità di crescita!

Molti ragazzi, ogni giorno sempre più, hanno un rendimento scolastico inferiore alle loro capacità, non tanto perché privi delle risorse cognitive di base necessarie, ma perché non hanno un atteggiamento adeguato verso l’apprendimento e/o un metodo di studio flessibile alle richieste della scuola.

Arrivare a malapena, o non arrivare, alla sufficienza, osservare come l’insuccesso scolastico si intreccia anche con la scarsa stima di sé e delle proprie capacità, scarsa motivazione… sono fonti di disagio e di preoccupazione.

Valorizzando i personali punti di forza ed acquisendo consapevolezza delle proprie fragilità e fatiche, si può intraprendere un percorso che poterle affronta e superare.

Approfondisci il percorso “metodo di studio” ( disturbi di apprendimento) che , partendo dalla valutazione dello stile di apprendimento, permette di definire strategie di potenziamento cognitivo che porteranno a saper studiare meglio utilizzando tecniche avanzate di :

  • studio del testo
  • schematizzazione
  • memorizzazione

sviluppando nel contempo strategie di organizzazione dello studio e del ripasso.

La scoperta inoltre dei “propri segni” di ansia e stress, che a volte compromettono l’esito di interrogazioni e verifiche, permette di poter tenere sotto controllo queste manifestazioni, orientandole verso l’obiettivo desiderato, e trasformando così le nostre emozioni in alleate per lo studio.

Nilges Francesca , Responsabile Centro Geode


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Disturbi Specifici dell’Apprendimento: che cosa sono e quando fare una valutazione

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, indicati con l’acronimo DSA, sono disturbi caratterizzati da significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di abilità scolastiche, come la capacità di lettura, di scrittura e di calcolo ed interferiscono in modo significativo con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana dei ragazzi. Vengono diagnosticati quando i risultati ottenuti dal soggetto in test standardizzati, somministrati individualmente, su lettura, calcolo, o espressione scritta risultano significativamente al di sotto di quanto previsto in base all’età, all’istruzione, e al livello di intelligenza.

La diagnosi di DSA può essere fatta verso la conclusione del 2° anno di scuola primaria dopo alcuni mesi di training. Prima di questa età è possibile cogliere alcune fragilità che però non possono essere soggette a diagnosi.
Le difficoltà più comuni che indicano il sospetto di DSA e che necessitano di un approfondimento, si presentano quando il bambino:

  • legge in modo poco fluente;
  • legge commettendo errori;
  • sembra non ricordare o non comprendere quello che legge;
  • scrive con grafia poco comprensibile;
  • scrive con errori di ortografia che riguardano lettere sostituite, omesse o invertite;
  • ha difficoltà a imparare tabelline e ad eseguire, con rapidità e correttezza sufficienti, calcoli mentali e scritti;
  • ha difficoltà ad imparare le informazioni in sequenza (per es. giorni della settimana, mesi);
  • si distrae facilmente;
  • ha difficoltà a mantenere a lungo l’attenzione sul compito scolastico;
  • rifiuta di leggere o scrivere;
  • disturba i compagni durante la lezione.

Il Centro Geode è un centro autorizzato dall’ASL di Bergamo per la valutazione e la diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento.


È fondamentale una corretta valutazione diagnostica per comprendere se si tratta di un disturbo specifico dell’apprendimento (dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia) o se la fatica ad apprendere è dovuta a cause di tipo emotivo-relazionali.

Solo un’attenta diagnosi può distinguere le difficoltà dai disturbi veri e propri dell’apprendimento, individuando i percorsi e le strategie migliorative adeguate.


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Come aiutare i bambini ad orientarsi nel tempo

La capacità di orientarsi nel tempo è estremamente importante fin da piccoli.
I bambini che ne comprendono il valore, infatti ottengono grandi vantaggi sotto diversi aspetti:

  • imparano a regolare le loro stesse richieste: “potrai averlo per il tuo compleanno, mancano tre mesi’;
  • imparano ad organizzare i loro ricordi: “siamo stati dalla cuginetta la settimana scorsa”
  • migliorano il livello della loro attenzione per ciò che sta intorno a loro: “vedi che sono arrivate le foglie? È iniziata la primavera”.

I bambini iniziano ad avere una rudimentale idea del tempo già intorno ai 3 anni ed è proprio attraverso la ripetizione e l’esperienza condivisa che riusciranno, un po’ per volta, ad ampliarne la loro cognizione. Naturalmente lo faranno ancor più facilmente se aiutati con dei supporti visivi e con delle esperienze concrete. Vediamo insieme alcuni strumenti utili che possiamo tenere in casa.

L’angolo del tempo

L’ANGOLO DEL TEMPO è un contesto interattivo estremamente facile da creare: non richiede grandi spazi, gli oggetti con cui riempirlo sono di uso comune ma, al tempo stesso, si rivelerà estremamente utile per sviluppare, già nei più piccoli, la percezione del tempo.

Come allestire un angolo del tempo?

Allestire l’ANGOLO DEL TEMPO sopra un mobiletto accessibile al bambino è sicuramente un ottimo inizio. Basta anche un vassoietto dove il bambino potrà appoggiare ciò che la stagione gli offre:

  • in primavera metterà un mazzetto di fiori o un rametto sbocciato, una fatina di primavera, un fiore di carta colorato alla scuola dell’infanzia, un pulcino di peluches, etc.;
  • d’estate potranno esserci dei tesori raccolti al fiume durante una gita, le conchiglie, un ventaglio, un finto ghiacciolo…
  • d’autunno le foglie secche, i ricci delle castagne, una piccola zucca, dei funghetti di stoffa…
  • d’inverno un rametto spoglio, delle decorazioni con i fiocchi di neve, dei cristalli e quando è il momento anche Babbo Natale coi suoi folletti.

Già da questi esempi possiamo comprendere che l’ANGOLO DEL TEMPO ha senso se viene da un’esperienza condivisa. Naturalmente, ciò che il bimbo posizionerà sul vassoio potrà essere parzialmente modificato durante le settimane, perché ogni stagione contiene molto, sia in termini di prodotti di Madre Natura, sia come lavoretti, immagini, suppellettili vari.

Potrà capitare che i bambini vogliano mettere sul vassoio alcuni specifici elementi come, ad esempio, un sasso, una pigna o altri oggetti presenti anche in altre stagioni. Ebbene: assecondiamoli, magari spiegando che la Natura offre lo stesso elemento anche in altre stagioni. L’importante è che l’adulto faccia in modo che sul vassoietto ci sia sempre qualcosa di esattamente tipico della stagione in corso.   

Il lessico che aiuterà i bimbi ad orientarsi nel tempo

Ora arriviamo alla parte più legata al lessico. Vicino all’ANGOLO DEL TEMPO sarà utile tenere anche dei materiali cartonati e colorati che, attraverso delle immagini, rappresenteranno:

  • le quattro stagioni: ottimo è un disegno dell’albero che cambia, bimbi vestiti a seconda della stagione, paesaggi, etc.;
  • la striscia dei mesi: va bene un vecchio calendario che andrà smontato e riattaccato a formare una lunga striscia orizzontale, eventualmente con immagini a tema, dove saranno segnato i compleanni e le date importanti per la famiglia;
  • la striscia dei giorni della settimana: per ogni giorno ci saranno dei disegnini che indicheranno i pasti, le attività scolastiche ed extrascolastiche, le ore del riposo, etc.

Potremo lasciare questi materiali visivi a vista oppure metterli in una cartelletta, per prenderli ogni volta che vorremo spiegare ai bambini qualcosa che succederà nel tempo.

Ad esempio: “Tra tre giorni andremo al lago, ecco qui, sabato (e indichiamo la colonnina che corrisponde a sabato), sabato andremo al lago. Oggi è mercoledì, siamo qui vedi? (continuiamo ad indicare) Abbiamo ancora due giorni di scuola prima: giovedì (indichiamo) e venerdì (indichiamo)”.

L’adulto non mancherà di nominare anche tutti i giorni in fila, indicandoli sulla tabella, con semplicità e musicalità, come fosse una filastrocca.

Il supporto visivo

Stessa cosa faremo con il supporto visivo dei mesi quando vorremo parlare delle vacanze o di un compleanno tanto atteso.

In questo modo, nella ripetizione e nella visualizzazione, il lessico astratto legato al tempo acquisterà piano piano un valore e le parole diventeranno più facilmente rievocabili nel loro ordine.

Naturalmente è fondamentale ricordarsi che questo esercizio non è un interrogatorio né una prova di memoria! Pertanto il genitore dovrà offrire questi concetti e queste parole affinché i bambini possano, a poco a poco, orientarsi nel tempo.

Per comprendere bene l’orologio e le ore della giornata invece bisogna aspettare qualche anno in più, ovvero quando i bambini cominciano ad essere un po’ più grandicelli: solitamente si inizia verso i 6 anni. Ma se avremo creato buone basi con le stagioni, i mesi ed i giorni della settimana… tutto sarà più facile.

Ci vuole pazienza, ci vuole tempo ma il risultato sarà duraturo. Buona avventura!

Francesca Brignoli, logopedista

Adolescenti, tra cambiamenti e legami

Quello degli adolescenti è sicuramente il periodo della vita caratterizzato dai maggiori cambiamenti, fisici e psichici. Un’intensa evoluzione che modifica il sistema di valori, porta ad una ristrutturazione delle relazioni con le figure significative di riferimento, fino al debutto nella società, dove l’adolescente definirà il proprio ruolo e posto nel mondo.

Quali sono le espressioni che caratterizzano questa fragile età?

Fatico ad uscire dalla mia stanza e ho lasciato la scuola già da qualche tempo.
Sono sempre fuori casa, seguo solo le mie regole, non voglio limiti.
Non so cosa sento, non riesco a capire le mie emozioni.
Il futuro non esiste, è troppo spaventoso e lontano per immaginarlo.
Non ho bisogno di nessuno, ma vorrei che qualcuno mi vedesse.

Kaleido, laboratorio di scrittura autobiografica.

La “crisi adolescenziale”

La “crisi adolescenziale” è considerata come la risposta alla pubertà. Essa si esprime nel processo attraverso cui l’adolescente struttura e declina nel suo mondo interno tutte le potenzialità, fisiche e mentali dei cambiamenti innescati. Cambiamenti imponenti e profondi che rappresentano un notevole carico psichico, spesso faticoso da sostenere.

A differenza del passato, però, oggi tutte queste sfide gravano sulle spalle del singolo individuo, che sin dall’infanzia si sente caricato di aspettative sul suo essere speciale e unico, che già in questa età devono essere realizzate.

E i legami rappresentano il banco di prova! La possibilità di esperire relazioni inedite rispetto all’infanzia e nei vari contesti di vita (famigliare, con i coetanei ed affettiva), nonché le modalità con cui l’adolescente affronta questi turbamenti ed elabora le proprie fragilità, identificano l’andamento del processo evolutivo.

I legami: il luogo di incontro-scontro degli adolescenti

È il legame il luogo di incontro-scontro con l’altro, in cui l’adolescente si sperimenta in nuove dimensioni emotive. I luogo dove si creano relazioni di sostegno, ma anche dove, quando l’altro disapprova o ferisce, possono insorgere le proprie insicurezze.
E l’avvicendarsi di tali cambiamenti destabilizza profondamente. Il timore di non essere all’altezza e di ricevere dall’altro uno sguardo diverso dall’approvazione di cui si necessita suscitano vissuti, del registro narcisistico, quali vergogna e umiliazione, ma anche rabbia ed invidia.
Gli adolescenti paiono essere travolti da un turbinio che improvvisamente rivela ciò che nell’infanzia era rimasto sopito. D’un tratto tutto viene portato alla ribalta e richiede una buona dose di contenimento e sicurezza per poter essere affrontato ed elaborato.
Chi non ha la forza e la sicurezza interiore per poter sostenere queste sfide rischia di interrompere il processo evolutivo. E se le risorse interne dell’adolescente, bagaglio della fase infantile, congiuntamente al sostegno ambientale risultano insufficienti per contenere le tensioni, tutto ciò che è l’altro o il nuovo può essere vissuto come potenzialmente distruttivo per la propria integrità.

Ecco perché, per preservarsi da tutto ciò, l’adolescente ricerca il controllo su ciò che vive, tentando di influenzare, e talvolta distorcendo parti di sé o modi di stare con l’altro.

Nel momento in cui i dissidi e i turbamenti non solo destabilizzano l’individuo, ma lo bloccano o lo rallentano significativamente, diviene evidente quali siano i rischi:

  • i sogni si infrangono
  • le aspettative non sono più realizzabili e le paure prendono il sopravvento
  • i bisogni non possono essere dichiarati, perché se non soddisfatti distruggerebbero il Sé così fragile
  • ci si scontra con le barriere erette a propria difesa.

I sintomi e i bisogni che bisogna imparare ad ascoltare

Indipendentemente dalle modalità difensive adottate diviene evidente quel trattenere il respiro, restare in apnea sott’acqua in attesa di un segnale.
Di certo l’ascolto ed il riconoscimento sono qualcosa che manca: manca tra i pari, manca con gli adulti e manca dentro di sé. Le difficoltà, insite in questa fase di vita, necessiterebbero di essere accolte, ascoltate, invece che sminuite e respinte. Il tumulto dei vissuti dell’adolescente sembra quindi necessitare di un luogo, anche metaforico, di accoglienza e di non giudizio. Ovviamente l’ambiente familiare costituisce il primo di questi luoghi. Ma di fondamentale importanza, soprattutto in adolescenza, divengono anche le relazioni con i pari e tutti quegli ambiti dove si fa esperienza dell’altro come figura di identificazione.

Cosa significa “ascoltare un adolescente?”

Entrare in contatto con una persona nella fase del suo maggior cambiamento è un’esperienza intensa, nella quale è possibile cogliere le contraddizioni e le polarità tipiche di questa fase e saggiarne l’intensità. Si distinguono le spinte di indipendenza ed il bisogno di accudimento e gli impulsi a “fare da soli” disinteressandosi delle conseguenze. Si percepiscono le fragilità connesse al caos emotivo e la necessità di essere accettati dagli altri, oltre che accettarsi nei cambiamenti che si stanno attraversando.
Accedere ad un mondo tanto lontano da quello adulto è un processo delicato che richiede uno sguardo curioso, sinceramente interessato e privo di giudizi. È necessario predisporre se stessi ai vissuti che si riattivano del proprio percorso personale ed ascoltare le parti di sé che entrano in connessione con l’altro. Accogliere ciò che l’adolescente porta senza soffermarsi sulle inevitabili strategie difensive che possono
apparire aggressive o disinteressate, in quanto queste altro non sono che la rappresentazione delle difficoltà esperite. E al tempo stesso la spinta vitale con la quale l’adolescente sta cercando di affrontare tali difficoltà, creandosi una strada, che purtroppo a volte può prendere la direzione sbagliata.

È possibile riconoscersi in alcune esperienze o vissuti e disconoscerne altri, ma in nessun caso l’adolescente potrà lasciare indifferenti.

Gli adolescenti in viaggio verso l’età adulta

Presso il Centro Diurno per Adolescenti Kaleido è possibile scorgere la complessità di questo mondo adolescenziale e di come l’opportunità di accedere ad uno spazio “sufficientemente buono” possa riattivare la fiducia nel dialogo con l’altro, a sostegno del percorso evolutivo di ciascuno.

I ragazzi e le ragazze che frequentano il centro diurno sono accomunanti da un blocco evolutivo che si declina diversamente sulla base della propria storia e della propria personalità.

Alcuni si ritirano dalle relazioni e dagli impegni della vita, quali la scuola e la socialità, come scelta di ribellione al malessere sperimentato. O come spinta al raggiungimento di obiettivi che, tuttavia, sono stati imposti loro da altri. Sembra essergli impossibile mettersi in gioco in quanto la possibilità di venire rifiutati o criticati mette eccessivamente a rischio la vulnerabile struttura di quell’adolescente.
Altri invece infrangono le regole, sino a mettersi in pericolo, per testare quei limiti che sentono stretti e per la difficoltà nel gestire i cambiamenti che stanno avvenendo dentro e fuori di loro.

La componente emotiva influenza notevolmente i vissuti e i comportamenti. Il tumulto di emozioni che i ragazzi vivono è spesso difficile da gestire e può mettere a rischio la buona riuscita del processo di crescita inducendo a comportamenti devianti. In alcuni casi le emozioni possono essere represse e disconosciute fino a negarne l’esistenza oppure disregolate perché eccessivamente esplosive ed intrusive per governarle.
Qualunque siano le difficoltà esperite, i ragazzi sono accomunati dall’impossibilità di riconoscersi ed elaborare la propria storia e i cambiamenti in atto. L’essere protagonisti nella propria vita, novità imposta dalla fase adolescenziale, destabilizza notevolmente questi ragazzi e gli equilibri precedentemente formati, ponendo su essi un carico che spesso viene vissuto come eccessivo.

Stralci di adolescenza osservata

Nell’esperienza di tirocinio svolta presso Kaleido ho avuto la possibilità tangibile di osservare le sfumature che possono caratterizzare questo percorso di crescita.
Nel relazionarmi con i ragazzi mi sono identificata con alcune loro parti: ho condiviso le fatiche del dolore che pervade e della confusione che ne impedisce la comprensione.
Ho preso parte alla lotta in atto contro il mondo che spesso muta in una lotta contro sè stessi.
Ho visto le cicatrici delle ferite subite e l’angoscia per quelle che potrebbero venire.
Ho visto la luce della speranza, quando si riaccende prima negli occhi e poi nelle parole. L’ho vista risplendere e affievolirsi in mutamenti repentini, ma fortunatamente mai spegnersi.
Ho capito come la condivisione non avvenga solamente mediante parole dette, ma anche attraverso piccoli gesti che spesso non siamo allenati a cogliere. Per quanto infatti sia per gli adolescenti difficile rivelarsi, essi hanno le capacità e la volontà di farlo, benché di frequente con modalità diverse da quelle attese. Riescono a raccontarsi ed esprimere la loro fragilità spesso con i gesti, qualche volta con disegni, i colori e a volte con le parole.

Stralci di adolescenza raccontata

Parole che anche per i ragazzi di Kaleido sono state mezzo di espressione di parti del loro vissuto.

  • Hanno scritto di quanto la vita sia: “tutto un casino, ma possa esser un gran bel casino”.
  • Delle ferite che la solitudine provoca: “Alle elementari non conoscevo la solitudine. Ma dalle medie in poi è stato… come dire un po’ una grossa spina nel fianco perché non conoscevo nessuno e anche se mi conoscevano naturalmente, loro mi facevano sentire diverso… troppo diverso.”
  • Hanno rivelato la complessità del processo di interiorizzazione della propria storia: “Vorrei fare un’ultima riflessione. Non parlo mai del mio passato perché mi da un po’ disagio, soprattutto dolore… un’altra cosa che avrei voluto non esistesse”.
  • Hanno raccontato di quanto sia difficile sperimentare ed elaborare le proprie emozioni: “Le regine delle cose delle quali farei a meno sono, naturalmente, le emozioni. Sì avete capito bene: quelle cose strane che fanno comportare le persone in modi irrazionali seppur prevedibili”
    “Mi ricordo la rabbia nel sentirmi fuori luogo.”
    “In questi anni la persona più cattiva sono stata io, mi sono rifiutata come fossi uno sbaglio, mi sono sminuita fino a dubitare del mio valore. Vorrei poterla azzerare per poter respirare. Condanno la mia cattiveria per essere ingiusta e crudele”.
  • Hanno dichiarato il bisogno profondo di sentirsi accolti e ascoltati: “Mi ricordo il momento in cui ho cominciato a fidarmi.”
    “Mi ricordo gli abbracci, di cui ora sono probabilmente dipendente”.

Ed è solo in quel possibile spazio di incontro con l’altro dove, attraverso l’ascolto sincero, la condivisione, il confronto e non unicamente il conflitto, è possibile far accrescere le speranze, elaborare le paure e realizzare il percorso evolutivo.

“Mi ricordo e mi ricorderò sempre di questo pezzo della mia vita che ho passato a Kaleido”.
Laura Marchesi, coordinatrice Centro Diurno Kaleido, psicologa-psicoterapeuta
Vanessa Scarpello, operatore Centro Diurno, psicologa